Qualche giorno fa alla facoltà di economia dell’Università di Pisa sono comparse in aula tovagliette e lattine Red Bull su ogni banco, che inneggiavano a cambiare abitudini, “sostituendo alla vecchia tazzina una lattina”. La campagna è in atto da qualche settimana, in modo evidentemente virale, in rete si trovano immagini di foto scattate in altre università, come alla facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre. Red Bull è una bevanda energetica ad elevato contenuto di caffeina, solitamente consumata dai giovani in grandi quantità la sera per sostenere il tour de force delle uscite notturne ed ora evidentemente all’assalto di un nuovo mercato, quello delle colazioni. A richiesta di informazioni sulla natura dell’accordo né Red Bull né la direzione d’Ateneo hanno risposto.

Frutta nelle scuoleA pochi chilometri da lì, ovvero nella bellissima biblioteca pubblica S.Giorgio di Pistoia, c’è un American Corner. Per mesi l’ambasciata americana ha osservato quel luogo – e altri, ci si immagina, scegliendo poi quello – per individuare un nuovo sito dove piazzare la sua bandierina, ovvero farne un punto di promozione della cultura nordamericana. La direzione della biblioteca si è sentita chiamare un giorno in quanto prescelta, senza sapere nulla, come avesse vinto la lotteria: diventare American Corner vuol dire soldi, decine di migliaia di euro per far nascere YouLab, un laboratorio pieno di tecnologia digitale (stampanti 3D, computer, macchine fotografiche, ecc.) per promuovere la creatività dei ragazzi. Bellissimo, ma in cambio di cosa? - ho chiesto: appuntamenti periodici che promuovano la cultura nordamericana, insomma parlare e far parlare degli Stati Uniti, associandoli a qualcosa di certamente attraente e “cool”, com’è l’innovazione digitale.Michelin

Se visitate il sito de La Fabbrica potreste riconoscere qualche gadget uscito misteriosamente dalla cartella di scuola di vostro figlio. La Fabbrica è una multinazionale dell’educational marketing, ha rapporti coi marchi più famosi nel mondo e promette loro di penetrare la scuola col cavallo di Troia di questi anni, un progetto. Lo stratagemma, che ho raccontato ne “La congiura contro i giovani”, è questo: se l’azienda fa pneumatici si fa un progetto sulla mobilità (che sarà sempre “intelligente”), se si occupa di energie il progetto sarà sulle risorse (e sarà sempre “green”), se è una squadra di calcio sarà sul tifo (e sarà sempre “non violento”) e così via, si confezionano libri, giochi, borse e gadget vari con quei marchi, si propone il tutto a qualcuno degli insegnanti presenti nel loro database con centinaia di migliaia di nomi e la scuola si ritrova senza spendere un euro che non avrebbe comunque un kit pronto, con tanto di manuale per l’insegnante, e qualcosa di molto colorato e attraente per ogni bambino, da portare a casa. Perché, come dicono a La Fabbrica, ogni bambino corrisponde a oltre 2 adulti raggiunti e se la cosa gli è piaciuta si trasforma lui in cavallo di Troia, con la propria famiglia. Alla multinazionale sanno anche qual è la percentuale di gadget cestinati a casa, meno di uno su 10, e infatti decantano la scuola come il luogo perfetto, capace di garantire tassi di penetrazione che nemmeno la tv generalista ha mai potuto offrire ai propri inserzionisti.

Battello a vapore PiemmeSono tre esempi, fra i tanti, della commercializzazione in atto dei luoghi della cultura e dell’istruzione. Susan Linn è una psichiatra americana che ha preso la cosa di petto e conduce battaglie legali per difendere l’infanzia dalla pubblicità, altri diranno che sono solo salutari sponsorizzazioni. L’importante è che si sappia che in tutti i casi come questi tecnicamente non sono gli spazi ma i ragazzi ad esser venduti, ovvero non si affitta uno spazio ad un’azienda ma la presenza dei propri utenti a fini di esposizione allo stimolo commerciale. L’amara lezione è che le istituzioni dissanguate di risorse dal governo diventano estremamente corruttibili e penetrabili da chi offre di più, ma fa più rabbia constatare che il più delle volte ai “venduti” non si chieda nulla, forse perché bambini e ragazzi sono sempre stati pensati come pubblico, utenti, fruitori di qualcosa deciso altrove, altrimenti.